A Lampedusa con il Comitato 3 ottobre per conoscere e non dimenticare
“Da Lampedusa non si torna uguali”: con queste parole Agata Sola e Vittoria Ferrero, studentesse della classe 3B a indirizzo internazionale Esabac del Liceo Classico “Govone” di Alba e la loro insegnante accompagnatrice prof.ssa Elena Rolando iniziano il racconto sulla partecipazione al progetto “Voci del Mediterraneo” dal 30 settembre al 3 ottobre scorsi.
L’iniziativa, che vede coinvolto il Liceo “Govone” da anni, sotto il coordinamento della prof.ssa Laura Demichelis, si è svolta in occasione della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, istituita dalla Repubblica Italiana per ricordare il terribile naufragio avvenuto nelle acque dell’isola il 3 ottobre 2013, in cui persero la vita 368 donne, bambini e uomini.
Dal 2014 “Il Comitato 3 ottobre”, fortemente voluto dall’instancabile presidente Tareke Brhane all’indomani della tragedia, organizza ogni anno, nei giorni precedenti alla cerimonia commemorativa, seminari, laboratori, tavole rotonde, concerti, spettacoli e proiezioni incentrati sui temi delle migrazioni, dei diritti umani, dell’accoglienza e dell’inclusione, coinvolgendo fino ad oggi oltre 1.000 studenti provenienti da oltre 25 Paesi dell’Unione Europea.
“Abbiamo incontrato i rappresentanti di associazioni della società civile, come Emergency, Resq, Save the Children, Croce Rossa Italiana e molte altre, medici, infermieri, mediatori culturali, avvocati, capitani della Guardia Costiera e tanti professionisti e volontari, membri di organizzazioni internazionali, quali UNHCR e Unicef, rappresentanti di diverse religioni, come il Cardinal Zuppi, l’Imam di Catania e il presidente dell’Istituto Buddista Italiano, ma soprattutto ascoltato i racconti dei sopravvissuti al naufragio, dei parenti delle vittime e dei loro soccorritori, oltre alle testimonianze di rifugiati dalle guerre, come una ragazza di Gaza;”- riferisce Vittoria Ferrero – “abbiamo così avuto modo di riflettere sulle motivazioni che spingono una persona a migrare, sulle drammatiche difficoltà e sofferenze che si trova ad affrontare durante il lunghissimo viaggio, tra deserto, carceri libiche e infine nel mare, ma abbiamo anche conosciuto tanti esempi di impegno civile e pratiche concrete di accoglienza e di inserimento sociale, che hanno reso noi giovani più consapevoli e desiderosi di creare un’autentica cultura della solidarietà”.
Aggiunge Agata Sola: “Particolarmente significativi a livello personale sono stati due momenti: l’incontro con i fondatori di Scuola Fatoma, che promuovono corsi d’italiano, laboratori di alfabetizzazione e attività artistiche e sportive a Mezzanone, a sud-est di Foggia, dove da vent’anni esiste un vero e proprio ghetto in cui vivono migliaia di persone che lavorano nelle campagne circostanti e che ho avuto modo di intervistare pubblicamente a Lampedusa sul palco di Voci del Mediterraneo, in occasione della proiezione del documentario One Day One Day; il secondo è stato l’intervento di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, che ha tracciato un parallelo tra le vicende di Lampedusa e la questione palestinese, parlando di popolazioni e terre considerate sacrificabili, persone private della propria dignità, morti che rischiano di non avere nemmeno un’identità»
Nelle giornate comprese tra il 30 settembre e il 3 ottobre tanti sono stati i momenti di riflessione, rielaborazione e confronto tra studenti e tra docenti, che, come spiega la prof.ssa Elena Rolando, sono finalizzati a creare una rete di scuole che si impegni a trasmettere nei propri istituti e territori di provenienza quanto vissuto a Lampedusa. “Si è trattata di un’esperienza molto forte e coinvolgente, fin dal nostro arrivo, il 29 settembre, in un’isola ancora piena turisti, con un mare cristallino e un caldo estivo. La sera stessa abbiamo appreso di una tragedia appena avvenuta a poche miglia, con il ritrovamento dei corpi di un bambino di 9 anni e di un uomo di 46, di cui non si conoscevano le generalità, 6 dispersi, tra cui ben 5 bimbi: una delle donne sopravvissute, di nome Fakadu, ha raccontato di aver visto scivolare tra le onde tutti i suoi tre figli. Il primo messaggio che abbiamo recepito è quello di chiamare per nome le persone, conoscere le loro storie e non abituarci ai numeri forniti dagli articoli di giornale o dai servizi in televisione: solo così si può contribuire a scalfire l’indifferenza e vincere il clima di intolleranza, razzismo e discriminazione che spesso domina la nostra società. Vogliamo dunque far conoscere questa esperienza all’interno della nostra scuola, ma anche alla città di Alba, che abbiamo rappresentato a Lampedusa e che ringraziamo per aver illuminato, insieme a tante altre città italiane, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, le torri del centro storico di arancione, il colore del soccorso in mare, per dire “basta morti nel Mediterraneo”. Purtroppo proprio qualche sera fa la nostra città è stata nuovamente illuminata dallo stesso colore, ma erano le fiamme di uno stabile abbandonato, occupato da tempo da lavoratori migranti sotto i nostri occhi indifferenti: affinché non succeda più che ci accorgiamo della loro presenza solo in eventi tragici, facciamo più che mai nostro il monito di Terenzio che tante volte abbiamo studiato e insegnato nel nostro liceo e che ora sentiamo sempre più attuale e vero: «Homo sum, humani nihil a me alienum puto», sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo a me estraneo”.
